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  FOUCAULT


Foucault e il suo tempo

La figura di Michel Foucault (Poitiers 1926 – Parigi 1984) è stata al centro della vita culturale francese per molti decenni nella seconda metà del Novecento, prima dell’improvvisa scomparsa giunta nel momento del massimo impegno culturale. Apparteneva alla generazione degli intellettuali che avevano conosciuto i drammi nazionali e internazionali del ventennio e della guerra, ma erano ancora molto giovani quando le prospettive della nuova Europa divennero chiare dopo il 1945.
Negli anni della sua formazione la vita culturale francese, non solo nel campo della filosofia, era dominata dalla fenomenologia e soprattutto dall’esistenzialismo. Foucault, con molti altri della sua generazione, reagì contro queste tradizioni dando vita a forme di pensiero che ebbero subito uno straordinario successo, non solo in Francia ma in tutto il mondo, sicché il mondo intellettuale francese a cui lui apparteneva conobbe una nuova stagione di interesse da parte degli studiosi di tutta Europa. Stava nascendo il cosiddetto strutturalismo, che avrebbe tenuto la scena tra moltissime polemiche e discussioni fino agli ultimi decenni del secolo.


Le parole chiave di Foucault
Follia

Nella Storia della follia Foucault ha studiato il modo in cui nella società moderna sono nate le istituzioni tipiche della psichiatria, e come si sia definita in modo molto netto la differenza tra il sano e il malato sul piano mentale. Ha analizzato la riduzione della follia a malattia escludendo ogni altro possibile aspetto, e la nascita di un sistema di potere a fianco di questa divisione tra il sano e il malato. È questo per Foucault uno dei momenti di nascita della società moderna, caratterizzata dal primato della razionalità.

Potere

Foucault ha studiato le forme originarie in cui si struttura il potere, soprattutto nell’età moderna. Il potere non è solo repressivo, ma attivo, perché richiede identificazione e induce a determinate forme di comportamento e autoconsapevolezza. Tutta la vita ne risulta strutturata, nella quotidianità, e nessun ambito rimane estraneo, neppure la sfera della sessualità, sottoposta a regole di ogni tipo. Foucault indaga i meccanismi che strutturano il desiderio, lo esprimono nei discorsi e lo assoggettano a tecniche di potere attraverso dispositivi di normalizzazione. Esercitate da specifiche agenzie educative (la scuola, l’esercito, il carcere), le relazioni di potere danno vita a un intreccio di microstrutture dove ciascuno vive come soggetto.

Sapere

Foucault, legando la sua indagine a quella di diverse “scienze dell’uomo”, tra cui la psicoanalisi e l’antropologia, ha esaminato soprattutto il rapporto tra il sapere e il potere, cioè il modo in cui lo strutturarsi delle forme di pensiero sia stato legato, in ogni epoca, allo strutturarsi di determinate forme di potere. La sua attività ha avuto di mira la costruzione di un’«archeologia del sapere» (così si intitola l’opera in cui nel 1969 ha cercato di fornire una sistemazione generale della sua prospettiva teorica, dei suoi obiettivi e dei suoi metodi): il suo lavoro si è proposto di fare emergere l’insieme di complessioni concettuali, procedurali e normative che consentono il costituirsi di determinati campi disciplinari e delle relative istituzioni. L’ottica è quella strutturalista, che non considera l’io un fenomeno originario, ma va alla ricerca delle strutture che lo “producono”.


Le opere di Foucault

L’attività editoriale di Foucault ha inizio coi primi anni Sessanta, quando compaiono alcune delle sue opere fondamentali: la Storia della follia (1961), la Nascita della clinica (1963), Le parole e le cose (1966), l’Archeologia del sapere (1969).
Il tema del potere è al centro dei lavori degli anni Settanta: L’ordine del discorso (1970), Sorvegliare e punire (1975), Microfisica del potere (1977), oltre a un’ampia serie di articoli e ad attività pubbliche come lezioni e interviste.
L’ultima opera importante prima della morte è la Storia della sessualità (1976-1984).


Storia della follia nell'età classica