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  KANT


Kant e il suo tempo

La figura di Immanuel Kant (Königsberg 1724 -1804) è strettamente legata al Settecento. Di questo secolo fu fedele interprete e soprattutto analista, studiò a fondo tutti i temi della cultura filosofica e scientifica allora trattati e propose su di essi una riflessione in termini unitari. Non a caso è suo il breve saggio Che cos’è l’Illuminismo?, in cui compare la celebre definizione dell’Illuminismo come uscita dell’uomo dallo stato di minorità.
Eppure di questo secolo Kant è stato anche il giudice, e la sua opera ha fortemente contribuito alla nascita di una nuova sensibilità in filosofia, che si chiamerà romantica per la vicinanza con i temi complessi del Romanticismo letterario. È stato quindi sino in fondo un uomo del suo tempo (un tempo molto amato, di cui orgogliosamente si elencano i meriti, mentre se ne discutono a fondo i limiti), e allo stesso tempo è stato uomo dei tempi nuovi. Le storie della filosofia collocano Kant e la sua opera alla svolta tra due mondi, per i quali fino ad alcuni decenni fa si era soliti richiamare i termini di contemporaneità contrapposta alla modernità.
Quando Kant scrisse le sue prime opere etiche del periodo critico (tra il 1785 e il 1788), la rivoluzione francese era alle porte; quando completò il suo percorso di ricerca, tra la fine del vecchio secolo e i primi anni del nuovo, tutti i temi della sua riflessione etico-politica e antropologica erano strettamente legati al grande sconvolgimento di idee che la rivoluzione aveva portato – uno sconvolgimento cui non erano affatto estranee le idee illuministe che egli stesso aveva tanto contribuito a portare avanti.
Nel 1770 Kant ottenne la nomina a professore ordinario di logica e metafisica nell’università della sua città natale e lì continuò a insegnare per ventisette anni, rifiutando proposte da altre università anche più prestigiose. Uomo molto tranquillo, dalla vita regolare, perfettamente a suo agio nella sua città universitaria ai margini dell’Europa nell’estremo nord, ha tuttavia operato per una profonda rivoluzione del pensiero e dei costumi. La sua opera è di strettissima attualità, in alcuni casi in modo impressionante: non c’è pagina del suo Per la pace perpetua che non possa essere evocata a proposito dei dibattiti attuali sull’Europa.


Le parole chiave di Kant
Ragione

In Kant questo termine è utilizzato in due sensi diversi: da un lato è semplicemente sinonimo di mente, cioè della coscienza che l’uomo ha quando pensa (qualunque cosa la mente sia: questo problema è interno alla filosofia kantiana della mente, cioè alla critica della ragione); dall’altro designa le facoltà libere che affiancano l’intelletto nel tentativo di costruire una interpretazione del mondo. In questo secondo senso la ragione costruisce scenari complessi e unitari, che Kant chiama idee, contrapposte ai concetti dell’intelletto, la cui validità teoretica è insufficiente perché si possa parlare di scienza, pur essendo la loro costruzione un’esigenza della mente.

Realtà

È impossibile dire che cosa sia. Di essa, infatti, sappiamo ciò che sembra, non ciò che è: in termini kantiani, abbiamo informazione dei suoi fenomeni, non su che cosa essa è in sé. Ma Kant non ha mai dubitato che esista e considera questa certezza un elemento decisivo per la scienza. Ha scritto pagine molto nette e chiare contro l’idealismo, che nega che la realtà che conosciamo sia veramente tale.

Dio

Per Kant non sappiamo bene di che parliamo quando usiamo questa parola, perché la nostra mente sa di che parla soltanto quando è ancorata al mondo dell’esperienza. Ma la ragione ha l’esigenza di porne l’idea. La cosa appare un paradosso ma non lo è: non è contraddittorio avere l’esigenza di porre l’idea di un ente di cui non si può parlare, e si deve quindi costruirne il concetto. La ragione ha anche l’esigenza di postularne l’esistenza a fini etici.

Libertà

Fermo restando l’uso di questa parola per indicare il libero arbitrio, la libertà nel senso più compiuto del termine definisce l’autonomia della ragione in campo morale, cioè la capacità della mente di dare leggi universali a se stessa. Di fronte alla domanda “perché un essere libero deve seguire la legge di un altro?” la risposta kantiana è che non c’è alcun motivo, ma l’azione può essere ugualmente universale per tutti gli esseri liberi che si rivolgono a ciò che hanno in comune (la ragione) piuttosto che a ciò che li rende diversi (interessi, inclinazioni, e così via) per agire.
D’altra parte, se si rivolgono a elementi che non dipendono dalla mente, come sono gli interessi e le inclinazioni, la mente non è autonoma e non sta dando leggi a se stessa. Difficile parlare di libertà.

Felicità

Se l’uomo fosse solo mente, questo termine sarebbe un sinonimo di libertà. Ma l’uomo non è solo mente. Per la felicità serve l’accordo tra la libertà e il corso del mondo, comprese le inclinazioni del cuore e le esigenze del corpo. Un obiettivo concreto, ma che non dipende dalla sola mente, né solo dall’io. Non raggiungerla è quindi normale; altrettanto normale è desiderarla. Kant giunge a postulare eticamente la necessità di una vita della mente oltre la morte e di Dio, tanto considera legittima di fronte alla ragione la ricerca della felicità.

Bellezza

Non è un carattere dell’oggetto che chiamiamo bello né si identifica col gusto soggettivo. È invece il libero, nel senso di spontaneo, accordo tra la vita interiore dell’uomo e il mondo. Apre a una diversa dimensione dell’esistenza, cui la mente ha accesso per questa via, ma non attraverso la scienza né attraverso il giudizio etico. Il mondo è più vasto dei nostri pensieri e dei nostri valori.

Educazione

Kant scrive nelle tarde Lezioni di pedagogia: «Un principio di arte educativa, che dovrebbero avere sotto gli occhi coloro che fanno piani educativi, è il seguente: i fanciulli non debbono venire educati conformemente allo stato presente della specie umana, ma per uno stato migliore possibile nell’avvenire secondo l’ideale dell’umanità e della sua destinazione. Questo principio è di grande importanza. I genitori, in generale, allevano i loro figli solo in modo che si trovino bene nel loro tempo, sia pur questo corrotto. Li dovrebbero invece educare meglio, affinché da essi potessero derivare migliori condizioni; ma a ciò si oppongono due ostacoli: 1. i genitori si curano solo che i figli facciano carriera nella vita; 2. i principi considerano i loro sudditi come strumenti per i loro intenti».


Le opere di Kant

La produzione filosofica di Kant si suole distinguere in due momenti diversi.
Il periodo cosiddetto precritico comprende molte opere, tra cui Storia naturale universale e teoria dei cieli (1755), che espone l’ipotesi, nota sotto il nome di Kant-Laplace, secondo cui il sistema solare avrebbe avuto origine da una nebulosa primitiva; Monadologia Physica (1756), scritto in cui Kant tenta una conciliazione tra la metafisica di Leibniz e la fisica di Newton; La falsa sottigliezza delle figure del sillogismo (1762), una critica serrata alla logica aristotelico-scolastica; L’unico argomento possibile per una dimostrazione dell’esistenza di Dio (1763); l’Osservazione del bello e del sublime (1764), fortemente influenzata dagli empiristi inglesi, così come i Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica (1766), laddove i “visionari della ragione” sono i metafisici; infine l’opera di passaggio dal periodo precritico al periodo critico, la Dissertazione sulla forma e i principi del mondo sensibile e intelligibile (1770).
Il cosiddetto periodo critico si apre con la pubblicazione della Critica della ragion pura (prima edizione 1781, seconda edizione profondamente rivista 1787). Nel 1783 seguirono i Prolegomeni a ogni metafisica futura che si presenterà come scienza e l’anno successivo il celebre articolo Risposta alla domanda: Che cos’è l’Illuminismo? e il saggio Idee di una storia universale da un punto di vista cosmopolitico. Nel 1785 Kant pubblicò La fondazione della metafisica dei costumi, prima esposizione della sua dottrina morale, esposta poi nella celebre Critica della ragion pratica, del 1788. La Critica del giudizio è del 1790.
Nel 1793 Kant pubblicò La religione nei limiti della semplice ragione e nel 1795 il celebre opuscolo Per la pace perpetua, cui seguì nel 1797 la Metafisica dei costumi sui temi del diritto e dello Stato.
Gli allievi pubblicarono dopo la sua morte un Opus postumum, in cui sono presenti molti frammenti e abbozzi, e poi le lezioni kantiane di logica, geografia fisica, pedagogia.


Critica della ragion pura
Fondazione della metafisica dei costumi
Critica della ragion pratica
 
Critica del giudizio
Per la pace perpetua